La mia consueta prova in montagna, immersa nello splendore delle Dolomiti altoatesine, quest’anno si svolge a bordo della Audi Q7 plug-in hybrid, uno dei Suv extra-large più noti e desiderati, molto grande fuori, spaziosissimo ed elegante dentro.
La trazione ibrida plug-in inizia finalmente ad essere apprezzata. Dopo polemiche a non finire, una rivalità incomprensibilmente gonfiata nei confronti dell’auto elettrica, della quale è parente strettissima e non antagonista, e prezzi troppo alti nei listini di molti modelli, forse ci siamo.
Le case auto stanno capendo che per condurre i loro clienti all’elettrico devono offrire soluzioni ponte, oltre alle versioni esclusivamente a batteria o tradizionalmente mosse da un motore a combustione interna, seppur a volte affiancato dall’elettrico in un ibrido Full o mild-hybrid, i clienti iniziano ad avvicinarsi senza preconcetti alla soluzione con due motori – uno termico, l’altro elettrico – e batterie ricaricabili anche dall’esterno.
Tra le strade in saliscendi della Valgardena, frequentate da molti Suv di grande taglia ma a volta insidiose per chi non ha un raggio di sterzata adeguato, la Audi Q7 plug-in hybrid permette una guida a tratti incredibilmente rilassante.
Il suo segreto è duplice, a mio avviso. Sicuramente la possibilità di viaggiare in solo elettrico, in mezzo al verde dei prati, con la presenza costante dei picchi rocciosi e la sensazione di potersi immergere nella natura, dona al modello un fascino che il rombo del motore a combustione interna, seppur apprezzabile in altre situazioni, non potrebbe mai conferirgli.
Ma in segreto meno immaginabile, da sottolineare con decisione a chi non ha ancora avuto la fortuna di sedere alla guida di questo modello, è il grande controllo delle dimensioni dell’auto in tutte le situazioni. Da una macchina di oltre cinque metri di lunghezza ci ci aspetta qualche difficoltà aggiuntiva negli spazi stretti delle strade tra i boschi e nelle uscite da cunette a volte insidiose. Invece niente indecisioni, la percezione delle dimensioni dell’auto è sempre precisa.
Non è il viaggio in autostrada da Roma all’Alto Adige e ritorno, quindi, quello che vale la pena di raccontare. Che la Audi Q7 Phev sia un’eccellente viaggiatrice non credo sorprenda nessuno.
Il contatto con l’asfalto d’altitudine, lo sconnesso delle strade montane, il guizzo veloce spinto dalla trazione elettrica nei sorpassi cortissimi – gli unici consentiti tra i tornanti – sono le caratteristiche che fanno la differenza tra un Suv extra-large come ce ne sono parecchi e la Audi Q7 Phev.
Per la ricarica, ovviamente, nessun problema. Quando si è in viaggio basta una colonnina lenta fuori dal supermercato mentre si fa la spesa, mentre a casa quello che non deve assolutamente mancare è una presa disponibile nel proprio garage o posto auto, eventualmente sostituibile da una al lavoro.
Questa sì, che è una condizione assolutamente necessaria.
Se si vuole utilizzare con vantaggio – per se stessi e per l’ambiente – un’auto ibrida con batteria ricaricabile dall’esterno e autonomia di decine di chilometri (guidando tecnico, più che sportivo, ne ho sempre fatti più di 50 con una ricarica completa della Q7) bisogna ricaricarne puntualmente le batterie.
Se non la si ricarica, l’ibrida plug-in perde parecchio di significato. Perchè se si ha a disposizione una soluzione con un eccellente potenziale elettrico, è un errore clamoroso non sfruttarla.
Anche se non è vero, come dicono alcuni per sentito dire e non per aver fatto delle campagne di raccolta dati, che quando ha la batteria scarica l’ibrida plug-in sia necessariamente molto peggiore di un’auto senza sistema ibrido.
Può essere così, specialmente nel confronto con un ottimo diesel e in autostrada, ma non è sempre vero.
Nemmeno in viaggio su percorsi extra-urbani o autostradali, quando anche a batterie scariche l’auto si comporta come un’ibrida full-hybrid, quindi continuando ad avere il vantaggio del recupero dell’energia in decelerazione e dell’aiuto elettrico in accelerazione. Con la zavorra, però, di alcune decine di chili in più dovuti alla batteria più grande rispetto a una full-hybrid.
In montagna la ricarica elettrica è un vero e proprio elemento moltiplicatore della soddisfazioni di utilizzo. Più si riesce ad andare a zero emissioni, più si apprezza tutto ciò che si ha attorno.
Dall’automobile stessa, estremamente godibile coi suoi interni ampi, comodi e molto ben rifiniti, all’ambiente esterno, fatto per essere rispettato. E, quando rispettato, capace di restituire sensazioni che conducono direttamente alla felicità.
Una funzione che in montagna acquista grande importanza nella prova della Audi Q7 Phev, rispetto al normale utilizzo urbano, su strada statale o in autostrada, è l’eccezionale capacità di illuminazione dei fari.
In questo la Audi Q7 Phev si dimostra capace di stupire. L’illuminazione, grazie ai fari HD Led Matrix, raggiunge una profondità e un’intensità che soltanto le condizioni di buio fitto ed i grandi spazi offerti dai tracciati montani riescono a svelare a pieno.
La sensazione di sicurezza, in quelle condizioni di illuminazione, è veramente elevata. Anche non conoscendo il tracciato e avvolti dall’oscurità del bosco, per centinaia di metri davanti al conducente tutto è ben visibile.